Amarezza… poi si impara?

2 07 2008

Credo che l’amarezza più grande sia quella di essere triste, piangere ma non sapere realmente il perchè? Cioè… piangere perchè la storia è finita, o perchè l’altro soffre o perchè in realtà, in fondo al cuore, c’è amore? E’ straziante soprattutto perchè inaspettato… non la fine, il dolore… avevo immaginato questo momento tante volte, e nella mia testa ero sempre sereno, triste ma rassegnato perchè comunque sono io quello che non è sicuro di ciò che prova… e allora?

C’è una poesia, che in questo momento ha un sapore infame, ma che è bellissima, quasi un’oda alla rassegnazione della perdita, scritta dal poeta venezuelano Jorge Luis Borges che si intitola “Y uno aprende”. Mi sono permesso, nel mio piccolo, di tradurla all’Italiano. Dice così:

 

Dopo un po’ si impara la sottile differenza

tra il sostenere una mano e mettere in catene un anima,

e si impara… che l’amore non significa appoggiarsi

e la compagnia non significa sicurezza

e si inizia ad imparare…

che i baci non sono contratti

e i doni non sono promesse

e si cominciano ad accettare le proprie sconfitte a testa alta

e con gli occhi aperti

e si impara a costruire tutte le strade nella terra dell’oggi

perché il domani è troppo incerto per piani

e i futuri hanno quel loro modo di cadere nel mezzo.

Dopo un po’ si impara che se è troppo

anche il calduccio del sole brucia.

E così uno pianta e cura il proprio giardino

e decora la propria anima,

invece di aspettare che qualcuno ci metta dei fiori.

E si impara che si è veramente in grado di sopportare,

che si è veramente forte,

che uno veramente vale,

e si impara e si imparara…

e con ogni addio si impara.


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