Credo che l’amarezza più grande sia quella di essere triste, piangere ma non sapere realmente il perchè? Cioè… piangere perchè la storia è finita, o perchè l’altro soffre o perchè in realtà, in fondo al cuore, c’è amore? E’ straziante soprattutto perchè inaspettato… non la fine, il dolore… avevo immaginato questo momento tante volte, e nella mia testa ero sempre sereno, triste ma rassegnato perchè comunque sono io quello che non è sicuro di ciò che prova… e allora?
C’è una poesia, che in questo momento ha un sapore infame, ma che è bellissima, quasi un’oda alla rassegnazione della perdita, scritta dal poeta venezuelano Jorge Luis Borges che si intitola “Y uno aprende”. Mi sono permesso, nel mio piccolo, di tradurla all’Italiano. Dice così:
Dopo un po’ si impara la sottile differenza
tra il sostenere una mano e mettere in catene un anima,
e si impara… che l’amore non significa appoggiarsi
e la compagnia non significa sicurezza
e si inizia ad imparare…
che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse
e si cominciano ad accettare le proprie sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti
e si impara a costruire tutte le strade nella terra dell’oggi
perché il domani è troppo incerto per piani
e i futuri hanno quel loro modo di cadere nel mezzo.
Dopo un po’ si impara che se è troppo
anche il calduccio del sole brucia.
E così uno pianta e cura il proprio giardino
e decora la propria anima,
invece di aspettare che qualcuno ci metta dei fiori.
E si impara che si è veramente in grado di sopportare,
che si è veramente forte,
che uno veramente vale,
e si impara e si imparara…
e con ogni addio si impara.

Commenti Recenti